venerdì 12 giugno 2009
Buon compleanno, Metal Gear Solid 4
Un anno fa ero impegnata con la maturità, un anno fa ho imparato di nuovo a vivere le cose con la leggerezza dovuta alla sicurezza di potercela fare, perché basta crederci davvero. Crederci, come Snake, come Meryl, come Raiden. Come ci crede tutto il cast di questo capolavoro. Crederci, perché la più grande risorsa delle persone, è la forza che hanno dentro. Il Maestro mi ha insegnato a guardarmi dentro e tirarla fuori, per riuscire a fare le cose perfette, perché sono nella mia misura, sono come le farei e le vorrei io. Metal Gear Solid 4 è una grande esaltazione della forza delle persone. E tutti noi, che abbiamo recepito il messaggio, viviamo probabilmente - da quel 12 giugno - una vita migliore...
Semper fi,
Stefania Sperandio
mercoledì 30 luglio 2008
L'Eredità del Filosofo

E mentre Raven e Wolf, in punto di morte, varcano il sottile confine tra nemico e amico, mentre Liquid - per quanto folle - muore pur di credere fermamente in qualcosa, è attraverso Naomi Hunter, il suo monologo finale, che si tesse il più forte messaggio di Metal Gear Solid, la sua filosofia di base, la sua affascinante e struggentissima poesia: la vita è un collegamento con il futuro. Tutta la vita. Amandoci l'uno con l'altro, imparando l'uno dall'altro, è solo così che possiamo cambiare il mondo. Finalmente l'ho capito: il vero significato della vita. Le sue parole, così belle e dirette di per loro, sono quasi difficili da commentare. Metal Gear Solid voleva, nel suo epilogo, mostrarci uno dei possibili motivi per cui vale la pena vivere, per cui vale la pena tentarci: il futuro. Una parola incognita che, nel suo concretizzarsi, dipende unicamente da noi stessi. Dalla via che abbiamo intenzione di seguire per costruirlo. L'eredità che Metal Gear Solid ci ha lasciato nel cuore, è che vale sempre la pena di provare a lasciare al futuro un'eredità. Sopratutto, l'eredità più bella: quella di un figlio. I geni esistono per trasmettere i nostri sogni e le nostre speranze al futuro, attraverso i nostri figli. Ecco la verità di Metal Gear Solid: lasciarci comprendere che possiamo in qualche modo vivere il futuro che abbiamo costruito per i posteri. E non attraverso noi stessi, ma attraverso coloro che genereremo come protagonisti di quel futuro. La piccolezza umana, resa magnificente dalla possibilità di andare avanti attraverso qualcun'altro, di darsi un senso nella vita altrui. Questo era Metal Gear Solid, questo era il suo senso estremo. Questa è la filosofia che ce ne ha fatto innamorare.

Il livello filosofico-concettuale della saga è andato ulteriormente approfondendosi nel seguito del capolavoro primo, in quel complesso e difficile Metal Gear Solid 2: Sons of Liberty che, spostando l'obiettivo da Solid Snake a Raiden, solamente per dare una luce ancora più suprema al primo, attraversava l'analisi della società, della vita, e - ancora una volta, nel suo messaggio più importante - del futuro.
Nonostante la complessità dell'intricato plot, la meravigliosa filosofia di Sons of Liberty può semplificarsi in pochi concetti cardine, assolutamente sbalorditivi ed affascinanti: Raiden, nella sua ambiguità, nel suo non avere un nome, un data di nascita - esse vengono digitata dall'utente all'inizio del capitolo Plant - non è altri che lo stesso giocatore. Una persona normale, che si ritrova fiondata, quasi materialmente, al fianco dell'eroe della sua infanzia. Si tratta forse della più ambiziosa fusione di realtà e videogioco mai immaginata. Non siamo più Snake, ma noi stessi, proiettati al suo fianco. Noi, nella nostra caratterizzazione, nel nostro essere come siamo, accanto alla leggenda che ci ha fatto crescere, che ci ha fatto emozionare, che ci ha dato tanto. E ancora una volta, innanzi a persone che non riusciamo a distinguere mai né come amici né come nemici, siamo soli innanzi all'infinito e sconfinato futuro. Privi di bussola e d'orientamento nell'infinita possibilità di alternative, paralizzati da un'angoscia kiergekaardiana. E di nuovo, è Snake ad insegnarci a rapportarci con il futuro: in una società dominata dal digitale, dall'essere schedati, dall'essere ognuno uguale all'altro, ciò che provi, ciò che senti, quello è sempre reale, ed appartiene soltanto a te. Sta a te decidere cosa farne. Nel globale moderno, fatto di numeri e concetti visti e considerati nel complesso, l'individualità sopravvive nel cuore delle persone, nella loro possibilità, nonostante tutto, di scegliere del loro piccolo, di valorizzare ciò che hanno vissuto e di conseguenza provato, facendone lo scrigno del loro essere unici nella loro individualità. E, insieme a tutto questo, il nostro Io è accompagnato da ciò in cui scegliamo di credere: è quanta fiducia hai intenzione di avere in qualcosa per cui combatti, a decidere il futuro. E' il tramandare a qualcun altro questa fiducia a costruire il mondo di domani, facendo in modo che il nostro essere singoli perduri. Proprio come è già accaduto, in passato: abbiamo ereditato la libertà, da coloro che hanno combattuto per essa. Ma, senza fare spreco di parole, senza interpretazioni spicciole e forse opinabili, è lo stesso Solid Snake a riassumerci, nella sue battute finali da Young, la verità dietro Sons of Liberty, in delle frasi che non hanno nemmeno bisogno di commento: La vita non consiste solamente nel tramandare i nostri geni. Possiamo lasciare ai posteri molto più che il nostro DNA. Attraverso la parola, la musica, la letteratura, i film... Ciò che abbiamo visto, udito, provato. Rabbia, gioia e dolore: queste sono le cose che voglio tramandare. Questo è il motivo per cui vivo. Dobbiamo passare la torcia, e lasciare che i nostri figli leggano la nostra confusa e triste storia attraverso la sua luce. Abbiamo a disposizione tutta la magia dell'era digitale, per farlo. La specie umana avrà probabilmente una fine, prima o poi, e nuove specie governeranno questo pianeta. La Terra non durerà per sempre, ma abbiamo su di noi la responsabilità di lasciare più tracce che possiamo della nostra vita. Costruire il futuro e tenere in vita il passato sono la stessa cosa.

Concetti simili, ma ulteriormente approfonditi, e quasi scherzosamente dipinti in un'epoca mediamente lontana dalla nostra nonostante il fine di insegnarci a vivere nella modernità, sono quelli che animano la filosofia che sta' alla base di Metal Gear Solid 3: Snake Eater. Anzi, nell'ottica della "filosofia del lascito", proprio l'idea di realizzare il prequel di tutti i precedenti episodi assume una funzione suggestiva: conosciamo già la società che verrà dopo l'epilogo di Snake Eater, sappiamo già che ne sarà dei suoi eroi e dei suoi villani. E' con questa particolare chiave di lettura, che nel Mangia Serpenti viene ripresa la filosofia del futuro, degli ideali, degli amici e dei nemici. Già nel primo Metal Gear Solid, Gray e Fox e Solid Snake ci avevano dato prova che nemmeno la guerra, nemmeno la faziosità divergente, può porre termine ad una vera amicizia. Il concetto viene ripreso in Metal Gear Solid 3, ed ulteriormente ampliato: come dice The Boss, non esistono nemici in termini assoluti, coloro contro cui si combatte lo sono solamente in maniera relativa, essi cambieranno col tempo. In un'ottica di Guerra Fredda, di assoluta inconciliabilità per mero confine e ideali politici delle due fette in cui il mondo era diviso, il Maestro Kojima estromette ancora una volta la guerra dai nostri criteri di valutazione dell'altro, poiché un amico è colui che va oltre alla diversità che intercorre tra noi e lui. Amici e nemici di cui si parla in guerra, essi lo sono relativamente alla condizione per cui si combatte, all'ideale che sposano: avere ideali differenti e combattere per difenderli, fino alla fine, non significa essere nemici nella vita. Da ciò viene dedotto che, in quanto confinati alla momentanea condizione di guerra, i nemici nella vita non esistono, non sono null'altro che una nostra triste e spicciola catalogazione mentale.
In questa condizione di lotta continua e spontanea verso ciò che è differente, e che per noi è nemico, il più prezioso alleato di ciascuno è noi stessi: lealtà fino alla fine, lealtà verso te stesso. In tempi che cambiano portando nuovi ideali, e ridistribuendo le pedine sulla fittizia scacchiera di amici e nemici il solo punto cardine, il punto fermo dal quale tentare sempre di ripartire, è noi stessi.
Sempre noi stessi siamo, infine, la voce che porterà al perdurare nel futuro di coloro che sono stati ingoiati nel passato. Le grandi gesta, le grandi parole, le semplici emozioni, spessono non trovano giustizia nella memoria dei posteri, e lasciano un'eredità preziosissima, ma fragile, che un semplice soffio di vento potrebbe cancellare. E' il bagaglio che lasciano dentro ciascuna delle persone con cui hanno avuto a che fare in vita, il patrimonio di cui il nostro cuore è carico quando, una volta che queste persone ci avranno abbandonato per sempre, riusciremo forse a comprenderne davvero l'insegnamento. A dare un senso a tutto ciò che hanno fatto. Quando la Storia non può rendere merito, quando si è troppo piccoli per essere tramandati all'intera umanità, abbiamo ancora un ulteriore mezzo per sopravvivere all'oblio del tempo: il cuore delle persone che ci hanno amato. Come afferma EVA nel Debriefing, riguardo la morte di The Boss, lei voleva continuare a vivere... nei tuoi ricordi. Non come un soldato, ma come una donna. La Storia non verrà mai a conoscenza di ciò che lei ha fatto. Nessuno conoscerà mai la verità. La sua storia, le sue gesta, sopravviveranno solamente dentro il tuo cuore.
Questo è il concetto cardine di Metal Gear Solid 3: oltre all'amore e ai geni (Metal Gear Solid), oltre alla cultura, l'arte e gli ideali (Metal Gear Solid 2), c'è un'altra via attraverso la quale possiamo tramandare al futuro i frammenti di noi stessi: il cuore di coloro che abbiamo avuto vicino. Senza reali nemici o amici, leali ai nostri singoli ideali al punto da essere disposti a morire abbracciandoli, avremo sempre la possibilità di sopravvivere nei ricordi di qualcuno. E di lasciare loro, in questo modo, il meglio di noi stessi.
Dopo aver parlato così a lungo, e in modo così aperto, dell'intera saga Solid, viene quasi difficile spingersi oltre al superficiale dell'epilogo della serie, di quel capitolo che, come si confà ad ogni bella storia, riprende i concetti proposti fin dal prologo, eternandoli in un finale epico, degno di essere ricordato. E' questo, in pochissime parole, Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots.
L'eroe della nostra infanzia, quel Solid Snake di cui abbiamo avuto modo di innamorarci, ritorna invecchiato, scoraggiato, distrutto. Perché non è possibile sfuggire al destino. Perché non sempre, come Naomi avrebbe voluto, le catene del destino - più forti di ogni singolo individuo umano - possono essere spezzate.
Eppure, Snake ha ancora dalla sua parte la forza dell'amicizia di Otacon, la volontà di lasciare ai posteri un mondo che sia degno di essere chiamato tale. Snake è ancora lo stesso di un tempo, l'uomo che, a New York, affermava di stare vivendo per tramandare al futuro la semplicità della sua vita. In un futuro controllato da sistemi automatizzati, dove il denaro ha fatto perdere di vista ogni moralità, dove la scienza continua a divenire il volontario/inconscio nutrimento dell'economia bellica, Snake deve trovare nuovamente la forza di trovare sul campo, di affrontare non i suoi avversari, ma se stesso e il suo destino. La sua stanchezza e i suoi fantasmi.
Con Old Snake, in dieci anni di vita, siamo invecchiati anche noi. Quello Snake ragazzo che ci aveva trovato bambini, ci riscopre adulti, e noi lo ritroviamo anziano. Il tempo: questo è uno dei concetti che fanno capo a Guns of the Patriots. Il tempo reale, quello che noi abbiamo passato accanto a Snake, e quello ludico, quello fittizio e scenico, che sta per uccidere il Serpente una volta per tutte. Che lo costringerà a riporre le sue armi e ad arrendersi, perché la vita non sempre va come avremmo voluto che andasse.
Il più grande valore del messaggio di Guns of the Patriots, la sua più assoluta pietra preziosa, la punta di diamante della sua sceneggiatura, ruota attorno al concetto delle infinite possibilità della forza di volontà umana. Oltre ogni bestialità, contro ogni evento avverso, anche senza più un briciolo di forza in corpo, se davvero credi in qualcosa, se davvero lo vuoi con tutto te stesso, puoi farlo. Perché non è nel tuo corpo, ma nel cuore, la forza che ti consentirà di andare avanti. Lo esprime Old Snake quando, senza forze e sempre più debole, si trascina oltre al corridoio a microonde, verso il GW. Devastato e quasi agonizzante. Lo dimostra Raiden, lottando senza braccia contro un intero esercito. Lo dimostra Mei Ling che, affrontando tutte le sue paure, si ritrova con la sua nave faccia a faccia con dei Metal Gear RAY. E, sposato ad un altro messaggio, lo dimostrano Meryl e Akiba che, completamente crivellati dai nemici, continuano a resistere, fino all'ultima pallottola. Fino a quando, no, non è caduta la mia forza di volontà, sono disarmato, ma ci credo ancora, vorrei potercela ancora fare. E ce la fanno.
Ai due futuri sposi, si legano anche altri concetti filosofici alla base di Metal Gear Solid 4: oltre che dello scorrere degli eventi, la forza di volontà umana è più forte perfino della scienza, degli schemi che la società impone come necessari per affrontare date situazioni. Lo dimostrano chiaramente, resistendo al dolore e ai nemici senza contare sulle nanotecnologie. E, nella medesima scena, Akiba dimostra ancora una volta la forza dell'amore: un uomo che non sapeva affrontare le sue fobie, ma che ci prova, a costo di uscirne a terra, a costo di esserne distrutto, pur di stare accanto alla donna che ama. Pur di sapere di averci perlomeno tentato, di non averla lasciata sola.
E mentre la società è mossa da un ciclo continuo di ripetizioni, da una specie di angosciante eterno ritorno artificiale oscuro e nietzeschiano voluto dai Patriots, in un mondo dove le intelligenze artificiali, a causa del progredire della scienza, hanno dominato perfino sull'uomo, a salvarsi sono ancora una volta i valori del singolo, la fede dell'individuale, la piccolezza dell'umano. Come a fare da specchio alla nostra società, fatta di digitale, velate imposizioni, filtraggio delle informazioni, sempre più interessata ad un abominevole controllo globale elettronico. Anche qui da noi, come nell'universo di Metal Gear Solid, possiamo sopravvivere, possiamo valorizzarci, semplicemente essendo fino in fondo noi stessi, lontani dal nostro finto ed anonimo nichlisimo. La nostra forza di volontà è abbastanza forte da renderci liberi da tutto questo. E' ciò che dice Drebin nel finale, constatando che non vi è poi molta differenza tra le Nazioni Unite ed i Patriots. In un mondo di unioni in cui non siamo interpellati e su cui comunque la nostra opinione non avrebbe di che contare, possiamo ritagliare il nostro angolo semplicemente vivendo da uomini, credendo nei nostri valori. Mai vivendo come automi. La forza di volontà, il nostro credere di volerlo fare, l'amore che proveremo per qualcuno, e che qualcuno proverà per noi, ci spingeranno dentro la piccolezza del nostro universo personale che, per quanto piccolo, sarà comunque puro ed autentico. Se tutti agissimo in questo modo, probabilmente lasceremo anche un mondo di gran lunga migliore alle generazioni future.
Sono gli stessi concetti che Big Boss recita al figlio Snake, nella scena ultima della saga: nonostante tutto, qualsiasi cosa il destino abbia sancito per noi, in qualsiasi cosa siamo stati coinvolti, abbiamo sempre la libertà di ripartire da zero. E quando dallo zero si genererà l'uno, dall'uno il due, dal due il dieci e dal dieci il cento, ci sarà nuova vita. Ci sarà un nuovo mondo, una nuova era. Non esiste destino, innanzi alla forza di volontà dell'uomo. Non è possibile rassegnarcisi, innanzi al valore potenziale che ciascuno di noi nasconde dentro se stesso. Pur in una società di controllo, pur in un mondo di silenzi e dominazioni, siamo liberi di scegliere cosa fare della nostra vita, di renderla autentica, di non adattarci alla realtà in cui - come direbbe Heidegger - ci siamo trovati tristemente deietti come esseri-ci. Abbiamo sempre la possibilità di essere semplicemente noi stessi.
Noi possiamo essere liberi da tutto questo sistema, volendolo. Noi possiamo essere liberi di essere noi stessi: Snake, a pochi mesi dalla sua Morte, è libero di vivere come David, e non più come serpente. Tutte le prigioni in cui crediamo di essere intrappolati possono essere abbattute - e non dalla scienza, come ha tentato di fare Naomi, curando il suo cancro - ma da noi stessi: basta solo percorrerne il sentiero. Ti è stata data la libertà di vedere questo nuovo mondo. Il tuo corpo e la tua anima ti appartengono.
Il destino non è una gabbia: è un'infinità di sentieri da tracciare, in una vita semplice. Dove si piange per chi va via, si sorride per un matrimonio, si perdona ciò che si credeva imperdonabile, si ama chi è importante per noi. Ed ecco che, in tutto questo, torna la filosofia del lascito, del tramandare, che riprende il concetto di Snake Eater: un David quanto mai caduco, incapacitato a lasciare geni e DNA al mondo, nessuna memoria alternativa di se stesso, ha bisogno di avere accanto coloro che lo hanno amato, affinché gli siano testimoni, affinchè tramandino ai posteri il fatto che Snake ha avuto una vita molto difficile, e al contempo che Snake è morto, perché è nato Dave. E Dave è un uomo finalmente libero di vivere.
In realtà, in un mondo sovvertito nel suo ordine obbligato dal nuovo e dall'inaspettato - il genio unico di Sunny, l'ultimo arrivo che sconvolge il perpetuo - Dave lascia al futuro molto più di quanto non immagini: lascia un mondo che può ricominciare, un sentiero diramato da percorrere secondo la propria discrezione. Tracciato solamente con la sua forza di volontà. Dave lascia un mondo libero di essere come le persone lo creeranno. Ed è quello che, come ultima volontà, ha fatto anche Naomi.
Dave lascia il mondo consapevole che l'alba non si estingue mai, nonostante tutto, che il sole sta sorgendo ancora. E Big Boss, metaforicamente, sapeva che non c'è niente di meglio.
Non è forse tutto questo, questi concetti e queste emozioni, queste lacrime e queste canzoni che ci accompagnano da anni, non sono forse pure filosofia?
So che c'è qualcosa che anche noi vogliamo tramandare, che va oltre il DNA, oltre la letteratura, l'arte, la musica, la memoria delle persone. E' l'insegnamento che Hideo Kojima, e Snake attraverso di lui, sono stati capaci di darci. Ecco qualcosa d'altro che vale davvero la pena tramandare. Ecco una piccola fetta dell'eredità che lascerò volentieri al futuro.
Stefania Sperandio
martedì 17 giugno 2008
Il meglio è arrivato
Guns of the Patriots, per riprendere il nostro sondaggio sulle aspettative è un mix di emozioni, una sintesi tra film e videogame e probabilmente il miglior episodio della saga.
Non è facile sostenere ciò, dopo che almeno per il sottoscritto, per 10 anni nessun MGS era riuscito a spodestare il primo episodio per PSX apparso nel lontano 1998, quello che ha fatto innamorare tutti noi di quel capolavoro videoludico chiamato Metal Gear Solid.
Guns of the Patriots è il capitolo finale della nostra saga, mette definitivamente la parola "The End" alla storia di Solid Snake e a quella di tutti i personaggi a lui collegati. Da oggi non ci sarà più nessun Solid Snake, nessun Raiden, nessun Campbell, nessuna Naomi Hunter, nessuna Meryl Silverburgh. Tutti questi personaggi che noi abbiamo imparato ad amare hanno chiuso il loro ciclo. E' triste pensare ciò se si considera che siamo cresciuti con loro, che ci siamo emozionati con loro.
Parlare di MGS4 senza andare incontro a spoiler è difficile, ma ci proverò comunque. Innanzitutto l'ultimo capolavoro di Kojima non è un videogioco, è un film vero e proprio. La prima volta che lo si vive si cerca di completare il più velocemente possibile le parti giocate, per arrivare al prossimo video. I tagli cinematografici sono stupendi, Kojima non ha nulla da invidiare ai vari registi hollywoodiani, dove forse anche a riguardo ha, invece, qualcosa da insegnare. Perfino alcune scene di gioco sembrano un film, MGS4 è davvero la perfetta sintesi tra cinema e videogioco.
Una volta completato, si rimane con un senso di vuoto e un dubbio viene spontaneo: MGS4 è un capolavoro o un gioco al di sotto dei precedenti? Dopo qualche ora di riflessione la risposta vien da sè: si tratta della più grande opera che abbia visto la luce negli ultimi 20 anni. Tutte le risposte alle domande che ci eravamo posti sono incarnate in quest'opera, è il momento della consacrazione di ogni singolo dettaglio di Metal Gear Solid.
Il senso di vuoto è dato dalla nuova concezione di MGS che Guns of the Patriots ci da: perfino le parole di Naomi del finale del primo capitolo ( "L'importante è che tu abbia scelto la vita. E allora vivi Snake." ) assumono un'altra sfumatura, più triste e più profonda di quel che ci sono mai potute sembrare.
Chi sono i Patrios? Esistono davvero? Quant'è bella la vita? Cosa dobbiamo trasmettere alle prossime generazioni? Le esperienze possono cambiare una persona? E se si, in meglio o in peggio?
Metal Gear Solid 4 risponde a tutte queste domande, perché evidentemente anche un videogioco può far crescere una persona. E perché dopotutto Guns of the Patriots non è un videogioco, ma semplicemente un'esperienza di vita che va vissuta fino in fondo, in grado di commuoverci e cambiarci come fece 10 anni fa.
Non credevo che sarei mai arrivato a sostenere ciò, ma:
Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots è IL Metal Gear Solid per eccellenza.
Grazie Maestro Kojima, per averci concesso quest'ultimo Capolavoro.
giovedì 12 giugno 2008
Sneak out!
Questo è il giorno di Metal Gear Solid, oggi più che mai, che - con il suo quarto episodio - conclude la sua evoluzione e la massima espressione di se stesso come concetto limite di videogioco e concetto infiltrato nella cinematografia.
Oggi, Metal Gear Solid 4 ci attende, siamo stati noi ad attenderlo per tre anni, e la grande famiglia che ha amato la saga per più di vent'anni, ormai, gli si riunisce attorno, per sapere cosa c'è di nuovo. Per sapere cosa c'è di vecchio. Per sapere qual è l'epico epilogo di una storia magnifica, con cui siamo cresciuti.
E' tutto nostro, ragazzi, il sogno oggi diventa realtà. Godiamocelo insieme.
Buon Metal Gear Solid 4 a tutti.
giovedì 29 maggio 2008
Concretamente epilogo
Abbiamo aspettato tanto. Era il settembre del 2005, la prima volta che ci venne mostrato Old Snake. Sono passati quasi tre anni, fianco a fianco, li abbiamo trascorsi insieme, interrogandoci, divertendoci, fantasticando, esaltandoci, supponendo, sbagliando, ricredendoci. Ora, quei giorni che tanto abbiamo atteso sono giunti, quelle fantasie che erano sempre progettuali, lontanissime, future, ci si stanno concretizzando davanti agli occhi, ed il solo pensiero già ci emoziona.
La nostra saga è giunta al termine, e l'epilogo, il momento più bello di qualsiasi libro, quello che esprime la poetica ed il messaggio ultimi del suo autore, attraverso la fine e la gloria dei suoi eroi, è qui, sotto ai nostri occhi. Ci manca giusto il tempo di scartarlo, di scoprirlo.
A cosa andiamo incontro? Che cosa vorremmo scoprire, che cosa vorremmo trovare, che cosa vorremmo provare? Come vorremmo finisse? Proviamo a dircelo qui. Proviamo ad esprimerlo uno ad uno, su questo blog, se abbiamo ancora parole per farlo.
Abbiamo ancora diverse ore, una manciata di giorni, per fantasticare tutti insieme, per rimettere insieme i tasselli a modo nostro, per il solo gusto di farlo, di sentirsi vicini, di dire la propria. Quando giungerà il 12 giugno, sarà giunto il tempo di far cessare le supposizioni.
Sarà giunto il tempo di emozionarsi ancora.
venerdì 9 maggio 2008
La trepidazione ultima
Noi, piccolo enorme ed unito popolo devoto ai Serpenti e al Maestro Kojima, ci stringiamo insieme, tra le nostre community, i nostri blog, le nostre farneticazioni e, perché no, le nostre migliori fantasie ed aspettative, in attesa di quell'epilogo che, ora pare, ora non pare, darà una risposta a ciascuna delle nostre domande. O, almeno, per quanto riguarda le domande legate al ventuenne intreccio metalgeariano.
E quanta strada abbiamo percorso insieme, noi e Solid Snake. Parlando meramente da Stefania, e non da amministratrice di Metal Gear Web, dicevo pochi giorni fa ad un'amica - l'utentessa The Joy, sul nostro forum - che difficilmente dimenticherò, nel corso della mia vita da videogiocatrice, questi momenti, questi giorni di attesa, di supposizioni, di follie collettive. Ognuno ha da proporre una sua teoria, ognuno è a caccia della news, qualcuno evita volontariamente gli spoiler e qualcun'altro, invece, non fa che andarseli a cercare, perché quel 12 giugno, maledizione, è ancora troppo, davvero troppo lontano. E allora si finisce così, a passare interi pomeriggi con chi, per quanto virtualmente, condivide la nostra passione, le nostre sensazioni. Con chi è in grado di capirle. Raramente, quanto durante le grandi fiere videoludiche che rivelavano nuovi dettagli di Metal Gear Solid 4, ed ora - in questi ultimi giorni di attesa - mi è capitato di vedere una famiglia metalgeariana così unita, così partecipe, capace di rendere così manifesta, così rumorosa, la sua più grande passione, il suo straordinario entusiasmo.
Ed è strano vedere unirsi persone di età vicine, ma di generazioni ugualmente diverse: noi, della vecchia guardia, che il mito di Metal Gear Solid lo abbiamo visto nascere su PlayStation dieci anni fa - per quanto ancora fossimo ignari dei suoi illustri genitori su MSX - e che idolatriamo, veneriamo ed adoriamo ciascuna delle parole del suo copione: dal trucco delle chiavi PAL ai loschi piani della ArmsTech, dalla crescite interiore di quello che ci era stato presentato come dottor Emmerich al personalissimo dramma di Solid Snake, dalla purezza di Meryl alla spietatezza di Ocelot, fino alle lacrime per la morte di quelli che abbiamo odiato per i loro raggiri e la loro abilità, come Wolf, Mantis, Raven. Concludendo con la straordinaria caratterizzazione di Liquid Snake, un personaggio rimasto nella storia dei videogiochi.
Dopo di noi, subito a seguire, la seconda generazione di Metal Gear Solid, i ragazzi che, ai tempi di Shadow Moses, erano ancora dei bambini troppo piccoli per poter esprimere la loro volontà di perdersi in un meraviglioso mondo realistico-alternativo. E così, i nove, forse dieci o undici anni necessari a rendersi discepoli di Solid Snake e del genio di Kojima, loro li hanno avuti intorno al 2002, giusto in tempo per inoltrarsi nel mondo dell'incompreso Raiden, dell'avventura in ombra di Solid Snake. In questo, forse, siamo diversi: non avendo vissuto Shadow Moses, i ragazzi della Sons of Liberty Generation hanno sviluppato un rapporto differente con il mito dell' uomo capace di rendere l'impossibile possibile, ma sono stati in grado di emozionarsi, sentirsi coinvolti, rimettere insieme i pezzi dell'incredibile puzzle che gli si componeva sotto gli occhi, e dal quale - sei anni dopo - sarebbe scaturita l'alba del tanto agognato Metal Gear Solid 4.
Sono in pochi, ma ci sono, i figli della terza generazione Solid, quella di Metal Gear Solid 3, che non solo hanno vissuto in un'ottica differente il mito di Solid Snake, ma addirittura hanno visto venirgli anteposto quello di Naked Snake - alias arcinoto di Big Boss - e che hanno quindi fatto esperienza della nostra saga preferita in una maniera completamente invertita e, proprio per questo, affascinante; così invertita da poter vedere Naked come buono, e Solid - suo assassino - come cattivo. La generazione che ha fatto di Loyal to the end il suo motto di vita, e che quella Guerra Fredda così lontana dai loro giorni, l'ha conosciuta e studiata non attraverso un libro o un documentario, ma tra le righe e le battute di una sceneggiatura magistrale, matura e struggente.
Così, siamo tutti qui, la grande famiglia di Metal Gear Solid. Ognuno nella sua generazione, ognuno capace di emozionarsi per spunti differenti, di amare personaggi diversi per i motivi più svariati. Insieme, attendiamo il 12 giugno; insieme, ci domandiamo se, con il quarto Metal Gear Solid, nascerà anche una quarta generazione di fans, se proveranno le nostre stesse sensazioni, se sapranno amarne i contenuti così come noi abbiamo fatto, ai nostri tempi.
Ed ora noi, vecchietti della saga, cos'altro possiamo fare se non attendere, crogiolandoci nelle nostre chiacchiere e nelle nostre teorie? Godetevi questa attesa, perché ha un sapore tutto suo, particolare, già di per sé emozionante ed atipica, così come Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots si è promesso d'essere. Discorrete, fantasticate, teorizzate e ridete con chi più è capace di capire la vostra passione, perché le parole e le opinioni che vi scambierete faranno parte, tra cinque o sei anni, dello stupendo bagaglio di emozioni che Guns of the Patriots vi lascerà nel cuore. Ecco cosa significa essere una vera famiglia metalgeariana. Arricchiamoci l'uno l'altro quel bagaglio, fino ad emozionarci ancora, tutti insieme. Fino all'alba di un nuovo mito.